Meglio di niente, meglio per chi?

Sul piano politico, la debolezza dell’argomento è stata sempre evidente: coloro che scelgono il male minore dimenticano troppo in fretta che stanno comunque scegliendo il male – Hannah Arendt

3… 2… 1… ed eccolo. Puntuale come una cambiale e più fastidioso di Equitalia, il coro belante del «meglio di niente». Ma che cosa, secondo simili soggetti, sarebbe «meglio di niente» questa volta? Continua a leggere Meglio di niente, meglio per chi?

Campi di concentramento a 5 stelle: siamo già pronti ad accettarli nelle nostre città?

Questa storia viene da lontano. Ha a che fare, per esempio, con le immagini di navi stracariche di persone che, negli anni Novanta, arrivavano dall’Albania e con una parola – extracomunitario – che iniziava a diventare di senso comune malgrado la vergognosa disumanità che conteneva. Fioccarono, da allora, leggi speciali: leggi, cioè, impegnate a trasformare in un reato la semplice condizione di ritrovarsi privi di pezzi di carta considerati buoni da chi ha il potere di esprimersi in merito (il potere di decidere sullo stato di eccezione), vale a dire i famosi documenti e i famigerati permessi di soggiorno, vere e proprie autorizzazioni ad esistere erogate a tempo determinato.

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7 novembre: Commemorazione e Rivoluzione

Piazza Santi Apostoli, Roma. Dal 10 agosto 66 nuclei familiari vivono accampati sotto i portici di una chiesa. Dal 10 agosto rifiutano di essere divisi e dispersi in strutture pseudoassistenziali. Dal 10 agosto dicono che si parte e si torna insieme e praticano con coerenza e sacrificio il valore della solidarietà. Nessuno di loro, si badi bene, ha in tasca “Il manifesto del Partito comunista” e non tutti sanno o ricordano che il 7 novembre di 100 anni fa la gente come loro si gettò contro il Palazzo d’Inverno facendolo proprio. Nessuno di loro, inoltre, dal 10 agosto ha più avuto la disponibilità di un bagno o di una cucina, anche se da tutta Roma l’intero popolo dei senza casa si mobilita tutti i giorni per garantire la colazione, il pranzo e la cena ai loro compagni e per ospitarli a turno in modo che ognuno possa farsi la doccia, riposarsi, fare studiare i ragazzi che vanno a scuola e giocare i bambini; per far sentire loro come sono tutt’altro che soli nella degna resistenza che stanno conducendo. Perché nelle tasche vuote di quelle famiglie c’è la pienezza della cosa più importante: l’interesse oggettivo che rende concreto e necessario il desiderio di cambiare lo stato di cose presente. Perché la rivoluzione non ha tempo di assistere ai suoi funerali ma vive in ogni casa che viene occupata. Buon 7 novembre alle famiglie di Santi Apostoli.

Senza casa e senza cose: dopo lo sgombero, ecco il trattamento imposto alle famiglie di via Quintavalle

Arrivando in via Quintavalle, nel palazzo abbandonato di Cinecittà, a Roma, in cui per oltre quattro anni hanno vissuto un centinaio di nuclei familiari, il traffico delle poche automobili impegnate a raggiungere i parcheggi degli uffici lasciati aperti dalla crisi è interrotto da un rumore insolito: una specie di forte tonfo, seguito come da un secco frusciare di catene. Continua a leggere Senza casa e senza cose: dopo lo sgombero, ecco il trattamento imposto alle famiglie di via Quintavalle

Il mercato e la rendita: come e perché è necessario che sempre più gente resti senza casa

Se esistesse una “legge di mercato”, le case – solo a Roma, di sfitte, ce ne sono centinaia di migliaia, milioni in tutta Italia – le svenderebbero a cassettate intere, esattamente come si fa al mercato, quello vero, con la frutta rimasta invenduta per tutta la giornata. Ma non esiste una “legge di mercato” che obbedisce a un qualche rapporto tra la domanda e l’offerta. Esiste, al contrario, un monopolio violento che reclama un interesse sempre più alto tanto con la forza bruta del manganello quanto con la persuasione dell’ideologia. Continua a leggere Il mercato e la rendita: come e perché è necessario che sempre più gente resti senza casa

La città orizzontale. Etnografia di un quartiere ribelle di Barcellona

23 GIUGNO 2017 C/O LAGO EX SNIA (Via di Portonaccio – Roma), ore 19

Presentazione del libro “La città orizzontale. Etnografia di un quartiere ribelle di Barcellona” (Napolimonitor 2017). Insieme all’autore Stefano Portelli intervengono Cristiano Armati (Movimento per il Diritto all’Abitare di Roma) e comitati attivi contro cementificazione e speculazione.
A seguire aperitivo e ascolto degli uccelli al tramonto a cura del Forum territoriale permanente Parco delle Energie e del WWF Pigneto

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Chiedi chi era Lorenzo Bargellini

Chiedi chi era Lorenzo Bargellini. Nelle strade di Firenze o nelle vie di Roma, ovunque vi sia stato chi, scesa la sera, abbia dovuto raccogliere in qualche busta le sue cose per sdraiarsi su una panchina, infilarsi in una macchina abbandonata, rifugiarsi sotto un ponte. Continua a leggere Chiedi chi era Lorenzo Bargellini

La gente come noi

Diranno che siamo illegali,
perché abbiamo perso prima il lavoro
e poi la casa.
Diranno che siamo terroristi,
perché insieme al lavoro
abbiamo perso anche i documenti.
Diranno che siamo violenti,
perché abbiamo sfondato le porte
che ci costringevano a dormire per strada.
Diranno che siamo pericolosi,
perché non abbiamo casa, non abbiamo lavoro
ma non abbiamo neanche paura: vogliamo tutto.
Diranno che siamo prepotenti,
perché non siamo padroni di niente
ma neanche servi di nessuno.
Diranno che siamo ignoranti,
ma sappiamo serrare le fila in un picchetto
e resistere. Un minuto più di loro.
Diranno tante cose,
noi soltanto una:
la gente come noi non molla mai.

Piazza Verdi liberata

Mi succede / quando parto / per un posto, / pijo er treno / e finalmente / trovo er tempo / pe’ scrive / sulla carta / coll’inchiostro / quello che sento / che poi / è quello che penso.

Oggi / in direzione / di Bologna, / le parole / facevano / fatica / perché / se voi parlà / de Piazza Verdi / è il rispetto / che te fa / corre in salita.

Qui / quanta gloria c’è passata, / se parla de lotta / e quindi / de persone / che se so’ messe in gioco / pe’ trova’ / ‘na soluzione, / se no, / questo è poco / ma è sicuro / mo’ nun ce stavamo qui / a passà così le ore.

Adesso c’è chi ascolta / e c’è chi parla, / c’è chi beve / chi se bacia / e pure chi se fa’ ‘na canna, / ma pe’ fa’ cresce / tutta ‘sta passione / quarcuno qui / ha dovuto fa’ ‘na guerra cor padrone.

Me pare ieri / e invece guarda ‘n po’ / so quarant’anni, / er calendario / dice che stavamo ner ’77, / i fascisti s’affacciavano dalle fogne, / ma com’erano usciti / nelle fogne se sbrigarono
a tornacce.

Chiedetelo alle pietre de ‘sta piazza, / chiedetelo alle pietre, / addosso a ogni vetrina / spaccata / pe’ difenne ‘n partigiano / fucilato alle spalle / ‘na mattina.

Bandiere rosse / piansero quel lutto, / ma ora arzate l’occhi / e lo vedrete scritto / che ‘sta piazza nun è de Verdi, / ‘sta piazza è de Lo Russo, / un compagno nostro / che no / non è mai morto.

Ce stava pure lui qui l’altro giorno, / quanno da ‘sti pizzi ce voleva passa’ ‘n vigliacco, / er nome suo / scusate / non lo faccio / ‘ntanto lo sapete che se chiamo come er presidente der consiglio, / e je possa pijà ‘n corpo a quello stronzo / che a tutti e due non li manna a quer paese arzando ‘er braccio.

Erano i giorni / de piazza Verdi Barricata, / contro i fascisti / i razzisti / e l’infamoni, / quelli che fanno i sordi / sulla pelle de nonantri, / e che rideno si ner mare se rovesceno i barconi.

Perché dicono che i migranti vengono qui / e ce rubbeno ‘er lavoro, / ma maledetto è chi lo dice e maledetto è chi ce crede, / da Piazza Verdi Barricata / ner monno intero / s’è sparsa n’antra voce.

Ve ricordate de Ponte Stalingrado? / Sta sempre qui a Bologna / e dice «onore», / per chi
ha caricato puro li blindati / a mani nude / ma co’ la forza / che sta dentro a ‘n ideale.

Se chiama casa / lavoro / e reddito pe’ tutte e tutti / l’unica opera de cui ce ‘sta gran voja, / ce lo sa er popolo / che l’è annato a spiegà alle guardie / che a Piazza Verdi / hanno preso più
de quarche sveja.

Dentro all’università / ‘sta notizia / poco tempo fa è arrivata pure a ‘n professore, / uno che ‘nsegna – sì lo so, nun se sa come, / e che la guerra / secondo lui / a noi ce fa bene; / lo sai che c’è professo’? / Tu c’hai ragione / ma preparate a corre come ‘n matto, / perché l’unica guerra bona – te lo giuro / è quella che i poveri faranno contro l’oppressore.

Pijate / per esempio / gli occupanti, / quelli dell’Ex Telecom / giù alla Bolognina, / hanno passato ‘na giornata / – donne e omini / vecchi e ragazzini – / a combatte uniti ‘na battaglia / contro i giudici, / l’assessori, / i prefetti / e pure contro i cellerini.

La gente come noi non molla mai / è ‘na canzone / che canta l’occupante / e il facchino / che paura non ne ha / pure se in Emilia / lo tenevano a fa’ lo schiavo le cooperative der quattrino.

Un bel giorno / però / la musica è cambiata, / «Ah Poletti, mettitece te a caricà i TIR a tre euro all’ora!», / ce so’ i compagni e le compagne a fa’ er picchetto, / contro gli sfratti / oppure ‘ndo er lavoro nun è giusto, / ovunque finché nun arzamo er pugno / come alla Granarolo / quannè che avemo vinto.

Tutto questo / e mille cose ancora / deve raccontà / chi co’ l’occhi sua l’ha visto / dentro Social Log, al Crash, al Cua, al S.I. Cobas, al Cas / il desiderio che tanto grande ha fatto questo posto: / è la fame / e la sete di giustizia, / è quello che da sempre / s’è chiamato / «comunismo».

Per questo / voi / nun je credete / a chi sostiene che n’ammazza più la penna che la spada, / Piazza Verdi / ‘sta cosa qui / ce l’ha ‘nsegnata: / i geni nun cadranno mai dar cielo / se tutti insieme nun je damo ‘na spallata.

Perciò / scusateme se so’ venuto qui a parla’ romano, / ma che devo fa’? / Conosco solo questa lingua / e co’ lei lo dico a voce alta: / viva Bologna libera e meticcia!