Spelacchio: il Natale secondo la giunta Raggi

Ma se anziché andare ad ammazzare una pianta bellissima, in una capitale mondiale come Roma, questa stronzata dell’albero di Natale venisse sostituita da un concorso di idee finalizzato a realizzare un monumento intorno a un tema dai valori forti – la pace nel mondo, la fratellanza tra i popoli, la giustizia sociale, il diritto alla scuola e alla casa – non sarebbe un vero passo avanti? O forse si preferisce scuoiare un abete e assistere allo scempio della sua agonia perché in questo modo, le contraddizioni che un altro tipo di progetto potrebbe comportare, finirebbero per venire alla luce? Siamo pur sempre nella città in cui i bambini colpevoli di essere poveri vengono sgomberati da casa e cacciati da scuola, alla faccia della dichiarazione dei diritti universali del fanciullo… a cui ovviamente non crede nessuno, tranne gli amministratori che si riempiono la bocca di concetti quali “onestà”, “legalità” e cazzate simili, e che pretendono persino di impartire lezioni sui valori della “democrazia”. Spelacchio, alla fine, non è altro che il prodotto della collisione tra l’essere e l’apparire, è la polvere dell’ingiustizia sociale che si rifiuta di restare sotto il tappeto, è un grido di resistenza radicale, che offre la sua vita per testimoniare che no, non va affatto tutto bene. E che persino il Natale è la festa di pochi: gli stessi pochi che, per condannare a morte Spelacchio, per mettere, cioè, una mano di vernice sopra il dramma sociale che va in scena a Roma tutti i giorni, ha pure speso 50mila euro. Quei soldi, ovviamente, erano degli stessi soggetti – i romani – sfrattati da casa, espulsi da scuola, estromessi dal sistema sanitario, condannati a vivere tra i miasmi della spazzatura non smaltita… mica dei membri della giunta Raggi, qui soldi. Per loro sì che è Natale.

Se io fossi di destra (grazie mamma d’avemme fatto romanista e comunista)…

Se io fossi di destra (grazie mamma d’avemme fatto romanista e comunista) e passassi le mie giornate ciucciando il manico della parola nazione e nascondendo dietro una certa idea di patriottismo qualunque discorso che, anziché con la provenienza geografica, ha in realtà a che fare con l’appartenenza di classe; ebbene, se io fossi di destra e poi beccassi un militare del mio esercito (tali sono gli arruolati nell’arma dei Carabinieri) a ostentare una bandiera che – nazista o guglielmina che sia – rimanda all’esercito di un’altra nazione, come minimo griderei all’alto tradimento, pretendendo per il responsabile la pena che spetta ai traditori, vale a dire la fucilazione. Continua a leggere Se io fossi di destra (grazie mamma d’avemme fatto romanista e comunista)…

Amazon, dove paghi pure se non ci compri e pure se non ci lavori

Amazon lo paghi anche se non ci compri e pure se non ci lavori. Perché?
Prendiamo per esempio Passo Corese, dove il colosso dell’e-commerce ha deciso di tirare su il più grande centro logistico dell’Europa meridionale, arrivando persino a guadagnarsi grandi attestati di benemerenza per le assunzioni (contratti interinali a tempo determinato: tre mesi) fatte in una zona in cui non è semplice trovare lavoro (se poi mi dite qual è quella in cui è semplice mi ci trasferisco…). Ebbene, quale fine stratega potrebbe mai pensare di costruire un qualunque tipo di polo logistico senza minimamente preoccuparsi di pensare al trasporto su ferro, cioè a un collegamento di tipo ferroviario per il trasferimento delle merci? Continua a leggere Amazon, dove paghi pure se non ci compri e pure se non ci lavori

Potere al popolo, e se accadesse davvero? Proposte per una pratica di coinvolgimento delle masse popolari al di fuori dell’imbuto elettorale

Le lotte sociali ti spezzano il fiato. Soltanto sabato, con un piccolo gruppo di compagni e compagne, ero in via Ramazzini, davanti a una delle sedi della Croce Rossa. Dovevamo parlare con una giornalista dell’evidente salto di qualità nella guerra contro i poveri compiuto a Roma dove, con la regia della giunta a 5 stelle di Virginia Raggi, si è pensato bene di tirare su un vero e proprio campo di concentramento: file di baracchette in plastica circondate dal filo spinato in cui dovrà essere “alloggiato” con la forza chi vive in case occupate sotto la minaccia dello sgombero o chi, avendo perso il lavoro o essendo terribilmente sottopagato, non è più in grado di pagare l’affitto. In via Ramazzini, in realtà, non ci sono stato più di cinque minuti. Tanto è servito a un blindato della celere ad arrivare sul posto. Altre due ore, poi, si sono perse per ciò che veniva spacciato per un “normale” controllo di documenti, in realtà un fermo in piena regola… e grasso che cola se nei prossimi giorni non ci verrà notificato anche un daspo urbano, visto che molti di noi ne hanno già collezionato uno impedisce di salire al Campidoglio per andare a esprimere liberamente ai suoi inquilini ciò che si pensa di loro.
La sera di sabato, comunque, tornando finalmente a casa, facevo mente locale sull’assemblea di “Potere al Popolo”, di cui mi era giunta notizia attraverso i social network, anche se né a me, né a nessuno dei contesti di lotta che attraverso, era arrivata una qualche forma di invito, di proposta di interlocuzione o di partecipazione. «Pazienza», mi sono detto tra me e me, «perché effettivamente radunarsi intorno alla parola d’ordine “potere al popolo” rappresenta effettivamente un punto di svolta, un’occasione per cimentarsi in qualcosa di nuovo».
Ma è veramente così?
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Meglio di niente, meglio per chi?

Sul piano politico, la debolezza dell’argomento è stata sempre evidente: coloro che scelgono il male minore dimenticano troppo in fretta che stanno comunque scegliendo il male – Hannah Arendt

3… 2… 1… ed eccolo. Puntuale come una cambiale e più fastidioso di Equitalia, il coro belante del «meglio di niente». Ma che cosa, secondo simili soggetti, sarebbe «meglio di niente» questa volta? Continua a leggere Meglio di niente, meglio per chi?

Nel paese dei palloni quadrati

Non si investe nell’istruzione e i genitori faticano a coprire i costi, elevati, che persino la scuola pubblica comporta – per questo sarebbe strano stupirsi del drastico calo dei numeri di chi si è potuto permettere di accedere all’università negli ultimi vent’anni. In più la disoccupazione dilaga e l’impoverimento generale, anche di chi un lavoro (malpagato e precario) lo ha, avanza senza che nessuno voglia, sappia o possa costruire una diga utile ad arginarlo… e se è sulle famiglie che deve ricadere, come ricade, il costo utile a consentire ai bambini di praticare attività salutari come lo sport, ebbene questo genere di costi sono i primi a essere tagliati dagli scheletrici bilanci familiari – e per questo sarebbe strano stupirsi se l’Italia corre più che seriamente il rischio di essere esclusa dei prossimi mondiali di calcio. Allo stesso modo anche la salute è diventata un diritto solo per chi ha in tasca i soldi utili a comprarlo. E se ci si stupisce per i sempre meno ragazzi che riescono a laurearsi o per l’Italia che non riesce ad andare ai mondiali, cosa potremmo dire dell’aumento della mortalità infantile o della diminuzione della vita media? – lo stupore temo che non basti. La palla è rotonda e questo, contribuendo al fascino di uno sport come il calcio, rende sempre incerto il risultato. Ma continuare a sopportare la classe dirigente di un paese che condanna all’analfabetismo funzionale, alla miseria e alla morte precoce chi ci abita è come essere un calciatore calciatore costretto a disputare la partita con un pallone quadrato. Per questo dovremmo stupirci se l’Italia riuscirà a qualificarsi per i mondiali, non del contrario. Per questo dovremmo stupirci se l’Italia continuerà ad alimentare la sua classe dirigente, non del contrario.

7 novembre: Commemorazione e Rivoluzione

Piazza Santi Apostoli, Roma. Dal 10 agosto 66 nuclei familiari vivono accampati sotto i portici di una chiesa. Dal 10 agosto rifiutano di essere divisi e dispersi in strutture pseudoassistenziali. Dal 10 agosto dicono che si parte e si torna insieme e praticano con coerenza e sacrificio il valore della solidarietà. Nessuno di loro, si badi bene, ha in tasca “Il manifesto del Partito comunista” e non tutti sanno o ricordano che il 7 novembre di 100 anni fa la gente come loro si gettò contro il Palazzo d’Inverno facendolo proprio. Nessuno di loro, inoltre, dal 10 agosto ha più avuto la disponibilità di un bagno o di una cucina, anche se da tutta Roma l’intero popolo dei senza casa si mobilita tutti i giorni per garantire la colazione, il pranzo e la cena ai loro compagni e per ospitarli a turno in modo che ognuno possa farsi la doccia, riposarsi, fare studiare i ragazzi che vanno a scuola e giocare i bambini; per far sentire loro come sono tutt’altro che soli nella degna resistenza che stanno conducendo. Perché nelle tasche vuote di quelle famiglie c’è la pienezza della cosa più importante: l’interesse oggettivo che rende concreto e necessario il desiderio di cambiare lo stato di cose presente. Perché la rivoluzione non ha tempo di assistere ai suoi funerali ma vive in ogni casa che viene occupata. Buon 7 novembre alle famiglie di Santi Apostoli.

Il mercato e la rendita: come e perché è necessario che sempre più gente resti senza casa

Se esistesse una “legge di mercato”, le case – solo a Roma, di sfitte, ce ne sono centinaia di migliaia, milioni in tutta Italia – le svenderebbero a cassettate intere, esattamente come si fa al mercato, quello vero, con la frutta rimasta invenduta per tutta la giornata. Ma non esiste una “legge di mercato” che obbedisce a un qualche rapporto tra la domanda e l’offerta. Esiste, al contrario, un monopolio violento che reclama un interesse sempre più alto tanto con la forza bruta del manganello quanto con la persuasione dell’ideologia. Continua a leggere Il mercato e la rendita: come e perché è necessario che sempre più gente resti senza casa

Verso il “Manifesto del Partito comunista”. Introduzione a “Il libretto rosso dei comunisti” di Friedrich Engels

Friedrich Engels (Barmen, 28 novembre 1820 – Londra, 5 agosto 1895)

Con il titolo originale di Princìpi del comunismo (Grundsätze des Kommunismus), Il libretto rosso dei comunisti venne scritto da Friedrich Engels nel novembre del 1847 nell’ambito di un’occasione molto particolare. Si trattava, alla vigilia di un importante appuntamento congressuale, di esporre in modo chiaro e conciso i punti programmatici che avrebbero animato la neonata Lega dei Comunisti. Continua a leggere Verso il “Manifesto del Partito comunista”. Introduzione a “Il libretto rosso dei comunisti” di Friedrich Engels

Cosa significa “unire le lotte”?

“Vi sposterete da una città all’altra in 45 minuti”, dicevano aziende come Ibm, L’Orèal e Lufthansa ai lavoratori. Che messi di fronte ai 400 euro al mese dell’abbonamento dell’Alta Velocità chiesti da Trenitalia per coprire la tratta Torino-Milano (a cui si aggiunge il costo degli abbonamenti per le tratte urbane, altri 80 euro circa per prendere metropolitana e autobus…), sono costretti a fare i conti, oltre che con il problema di mettere insieme il pranzo con la cena, anche con una realtà antica. Infatti, che si parli di fabbrica, di casa o di trasporti, il soggetto padronale con cui si ha a che fare è sempre lo stesso. Continua a leggere Cosa significa “unire le lotte”?