Se io fossi di destra (grazie mamma d’avemme fatto romanista e comunista)…

Se io fossi di destra (grazie mamma d’avemme fatto romanista e comunista) e passassi le mie giornate ciucciando il manico della parola nazione e nascondendo dietro una certa idea di patriottismo qualunque discorso che, anziché con la provenienza geografica, ha in realtà a che fare con l’appartenenza di classe; ebbene, se io fossi di destra e poi beccassi un militare del mio esercito (tali sono gli arruolati nell’arma dei Carabinieri) a ostentare una bandiera che – nazista o guglielmina che sia – rimanda all’esercito di un’altra nazione, come minimo griderei all’alto tradimento, pretendendo per il responsabile la pena che spetta ai traditori, vale a dire la fucilazione. Continua a leggere Se io fossi di destra (grazie mamma d’avemme fatto romanista e comunista)…

Amazon, dove paghi pure se non ci compri e pure se non ci lavori

Amazon lo paghi anche se non ci compri e pure se non ci lavori. Perché?
Prendiamo per esempio Passo Corese, dove il colosso dell’e-commerce ha deciso di tirare su il più grande centro logistico dell’Europa meridionale, arrivando persino a guadagnarsi grandi attestati di benemerenza per le assunzioni (contratti interinali a tempo determinato: tre mesi) fatte in una zona in cui non è semplice trovare lavoro (se poi mi dite qual è quella in cui è semplice mi ci trasferisco…). Ebbene, quale fine stratega potrebbe mai pensare di costruire un qualunque tipo di polo logistico senza minimamente preoccuparsi di pensare al trasporto su ferro, cioè a un collegamento di tipo ferroviario per il trasferimento delle merci? Continua a leggere Amazon, dove paghi pure se non ci compri e pure se non ci lavori

La battaglia di Cable Street a Capranica (Viterbo)

CAPRANICA (Viterbo): venerdì 24 novembre, alle 18, presso il Circolo “Claudio Zilleri”, Silvio Antonini presenta “LA BATTAGLIA DI CABLE STREET. La Disfatta delle camicie nere inglesi e la nascita dell’Antifascismo militante europeo” (Red star press, 2017)

«Dovevamo fermare Mosley e i suoi fascisti. Dovevamo assicurarci che questi razzisti non potessero terrorizzare la gente e marciare per l’East end. C’erano folle enormi. Tutti gridavano: “Venite ragazzi, stiamo andando fuori per fermarli. Vogliono marciare e noi non glielo lasceremo fare”. Noi stavamo uniti; abbiamo reagito» – Max Levitas, 102 anni, ancora abitante a Cable street.

Ne discute con l’autore Federico BOZZO (Arci Claudio Zilleri). Interviene Cristiano ARMATI (Red star press).

Sulla guerra a Palermo

Il Collettivo Universitario Autonomo Palermo presenta il libro “Sulla Guerra. Crisi conflitti insurrezione” di Emilio Quadrelli, con Cristiano Armati (Red Star Press).

LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO SI TERRA’ PRESSO Box 3 Autogestito – Lettere e Filosofia, Palermo DELL’EX FACOLTA’ DI LETTERE E FILOSOFIA, EDIFICIO 12, VIALE DELLE SCIENZE, ALLE ORE 16.30 DEL 22 NOVEMBRE. Continua a leggere Sulla guerra a Palermo

Potere al popolo, e se accadesse davvero? Proposte per una pratica di coinvolgimento delle masse popolari al di fuori dell’imbuto elettorale

Le lotte sociali ti spezzano il fiato. Soltanto sabato, con un piccolo gruppo di compagni e compagne, ero in via Ramazzini, davanti a una delle sedi della Croce Rossa. Dovevamo parlare con una giornalista dell’evidente salto di qualità nella guerra contro i poveri compiuto a Roma dove, con la regia della giunta a 5 stelle di Virginia Raggi, si è pensato bene di tirare su un vero e proprio campo di concentramento: file di baracchette in plastica circondate dal filo spinato in cui dovrà essere “alloggiato” con la forza chi vive in case occupate sotto la minaccia dello sgombero o chi, avendo perso il lavoro o essendo terribilmente sottopagato, non è più in grado di pagare l’affitto. In via Ramazzini, in realtà, non ci sono stato più di cinque minuti. Tanto è servito a un blindato della celere ad arrivare sul posto. Altre due ore, poi, si sono perse per ciò che veniva spacciato per un “normale” controllo di documenti, in realtà un fermo in piena regola… e grasso che cola se nei prossimi giorni non ci verrà notificato anche un daspo urbano, visto che molti di noi ne hanno già collezionato uno impedisce di salire al Campidoglio per andare a esprimere liberamente ai suoi inquilini ciò che si pensa di loro.
La sera di sabato, comunque, tornando finalmente a casa, facevo mente locale sull’assemblea di “Potere al Popolo”, di cui mi era giunta notizia attraverso i social network, anche se né a me, né a nessuno dei contesti di lotta che attraverso, era arrivata una qualche forma di invito, di proposta di interlocuzione o di partecipazione. «Pazienza», mi sono detto tra me e me, «perché effettivamente radunarsi intorno alla parola d’ordine “potere al popolo” rappresenta effettivamente un punto di svolta, un’occasione per cimentarsi in qualcosa di nuovo».
Ma è veramente così?
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Meglio di niente, meglio per chi?

Sul piano politico, la debolezza dell’argomento è stata sempre evidente: coloro che scelgono il male minore dimenticano troppo in fretta che stanno comunque scegliendo il male – Hannah Arendt

3… 2… 1… ed eccolo. Puntuale come una cambiale e più fastidioso di Equitalia, il coro belante del «meglio di niente». Ma che cosa, secondo simili soggetti, sarebbe «meglio di niente» questa volta? Continua a leggere Meglio di niente, meglio per chi?

Campi di concentramento a 5 stelle: siamo già pronti ad accettarli nelle nostre città?

Questa storia viene da lontano. Ha a che fare, per esempio, con le immagini di navi stracariche di persone che, negli anni Novanta, arrivavano dall’Albania e con una parola – extracomunitario – che iniziava a diventare di senso comune malgrado la vergognosa disumanità che conteneva. Fioccarono, da allora, leggi speciali: leggi, cioè, impegnate a trasformare in un reato la semplice condizione di ritrovarsi privi di pezzi di carta considerati buoni da chi ha il potere di esprimersi in merito (il potere di decidere sullo stato di eccezione), vale a dire i famosi documenti e i famigerati permessi di soggiorno, vere e proprie autorizzazioni ad esistere erogate a tempo determinato.

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Quinto a Tormarancia, secondo a nessuno

Quinto Gambi: un quartiere intero, Tormarancia, aveva in lui il suo monumento vivente. Conoscerlo e frequentarlo, alzare con lui il gomito nel bar di Checchina, è stato un onore. Idolo dei bambini, a cui mai faceva mancare un dono, frequentava spesso gli occupanti di Casale De Merode. Figlio di partigiani, portava con sé l’orgoglio semplice della sua classe. E da qualunque parte del mondo provenisse una persona, se non era un palazzinaro era suo fratello… pure se questo non lo metteva certo al riparo dalle sue battute sulla cucina etnica!

Ciao Quinto.

Una maglietta vi seppellirà: come e perché i dannati della Terra continuano a “indossare” Ernesto Che Guevara

In fin dei conti, diceva Marx, un tavolo non è nient’altro che un pezzo di legno. O meglio, non è nient’altro che un pezzo di legno che un essere umano, con la sua attività, ha provveduto a cambiare in modo utile alle sue esigenze. E se fino a qui non c’è nulla di strano nell’osservare un pezzo di legno trasformarsi in “tavolo”, ecco che le cose cambiano nel momento in cui lo stesso soggetto, che pure non aveva problemi a constatare il come e il perché un pezzo di legno diventava tavolo, è costretto a perdersi nei gorghi della produzione, della promozione e della distribuzione per avere finalmente a che fare non più con una semplice materia prima quale il legno, né con un banale oggetto, come indubbiamente è il tavolo, ma con una presenza assai più inquieta: la merce. E «appena si presenta come merce», osserva Marx, con una penna capace di introdurre il lettore in regioni più straordinarie e spaventose di quelle in cui è entrata Alice passando attraverso lo Specchio: «Appena si presenta come merce il tavolo si trasforma in una cosa sensibilmente sovrasensibile. Non solo sta coi piedi per terra, ma, di fronte a tutte le altre merci, si mette a testa in giù, e sgomitola dalla sua testa di legno dei grilli molto più mirabili che se cominciasse spontaneamente a ballare». Continua a leggere Una maglietta vi seppellirà: come e perché i dannati della Terra continuano a “indossare” Ernesto Che Guevara

Nel paese dei palloni quadrati

Non si investe nell’istruzione e i genitori faticano a coprire i costi, elevati, che persino la scuola pubblica comporta – per questo sarebbe strano stupirsi del drastico calo dei numeri di chi si è potuto permettere di accedere all’università negli ultimi vent’anni. In più la disoccupazione dilaga e l’impoverimento generale, anche di chi un lavoro (malpagato e precario) lo ha, avanza senza che nessuno voglia, sappia o possa costruire una diga utile ad arginarlo… e se è sulle famiglie che deve ricadere, come ricade, il costo utile a consentire ai bambini di praticare attività salutari come lo sport, ebbene questo genere di costi sono i primi a essere tagliati dagli scheletrici bilanci familiari – e per questo sarebbe strano stupirsi se l’Italia corre più che seriamente il rischio di essere esclusa dei prossimi mondiali di calcio. Allo stesso modo anche la salute è diventata un diritto solo per chi ha in tasca i soldi utili a comprarlo. E se ci si stupisce per i sempre meno ragazzi che riescono a laurearsi o per l’Italia che non riesce ad andare ai mondiali, cosa potremmo dire dell’aumento della mortalità infantile o della diminuzione della vita media? – lo stupore temo che non basti. La palla è rotonda e questo, contribuendo al fascino di uno sport come il calcio, rende sempre incerto il risultato. Ma continuare a sopportare la classe dirigente di un paese che condanna all’analfabetismo funzionale, alla miseria e alla morte precoce chi ci abita è come essere un calciatore calciatore costretto a disputare la partita con un pallone quadrato. Per questo dovremmo stupirci se l’Italia riuscirà a qualificarsi per i mondiali, non del contrario. Per questo dovremmo stupirci se l’Italia continuerà ad alimentare la sua classe dirigente, non del contrario.