Se io fossi di destra (grazie mamma d’avemme fatto romanista e comunista)…

Se io fossi di destra (grazie mamma d’avemme fatto romanista e comunista) e passassi le mie giornate ciucciando il manico della parola nazione e nascondendo dietro una certa idea di patriottismo qualunque discorso che, anziché con la provenienza geografica, ha in realtà a che fare con l’appartenenza di classe; ebbene, se io fossi di destra e poi beccassi un militare del mio esercito (tali sono gli arruolati nell’arma dei Carabinieri) a ostentare una bandiera che – nazista o guglielmina che sia – rimanda all’esercito di un’altra nazione, come minimo griderei all’alto tradimento, pretendendo per il responsabile la pena che spetta ai traditori, vale a dire la fucilazione. Continua a leggere Se io fossi di destra (grazie mamma d’avemme fatto romanista e comunista)…

Chiedi chi era Lorenzo Bargellini

Chiedi chi era Lorenzo Bargellini. Nelle strade di Firenze o nelle vie di Roma, ovunque vi sia stato chi, scesa la sera, abbia dovuto raccogliere in qualche busta le sue cose per sdraiarsi su una panchina, infilarsi in una macchina abbandonata, rifugiarsi sotto un ponte. Continua a leggere Chiedi chi era Lorenzo Bargellini

Riconoscere e smascherare le parole e i volti della reazione: neofascismo e propaganda reazionaria

Come antifascist* ci confrontiamo quotidianamente con i messaggi che dai mezzi di comunicazione alimentano e legittimano a livello sociale razzismo, sessismo e in generale l’aggressione morale e fisica verso chiunque risulti “incompatibile”, “irregolare”, “illegale”. In breve, contro chiunque (immigrato, donna, omosessuale, comunista, anarchico…) possa, bastando a ciò la sua semplice esistenza in vita, rappresentare una minaccia all’ordine costituito. I “diversi” vengono individuati da questa propaganda come elemento disgregante di equilibri sociali che sono in verità attaccati dall’azione violenta di un capitale sempre più in crisi e dai vari governi neoliberali, di centrosinistra o centrodestra, a suo servizio. Da questo punto di vista la propaganda reazionaria strumentalizza una legittima rabbia popolare, una rabbia confusa contro il sistema, variamente identificato con pezzi di ceto politico corrotto o con la finanza, una rabbia provocata dalla paura, da parte dei molti impoveriti dalla crisi, di perdere quel poco che hanno. Si forma così un terreno in cui i diversi gruppuscoli fascisti cercano di inserirsi, da una parte sostenendo parole d’ordine populiste e camuffandosi da “gente comune”, dall’altra agendo secondo i propri scopi, ovvero spingendo nella direzione di svolte reazionarie ancora più marcate e violente. Continua a leggere Riconoscere e smascherare le parole e i volti della reazione: neofascismo e propaganda reazionaria

Concorde Occupato, due anni sulle barricate: La Scintilla a Firenze

FIRENZE: L’Ex Hotel Concorde occupato festeggia due anni di liberazione e, per l’occasione, offre un’apericena meticcia, il concerto dell’Esercito Ribelle e un djset rigorosamente trash.

Ad aprire i festeggiamenti, alle 18e30, Cristiano Armati con la presentazione del suo “La Scintilla. Dalla Valle alla metropoli, una storia antagonista della lotta per la casa”.

Concorde, Firenze: due anni di occupazione

La scuola dell’odio a Firenze

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Con la sua storia di lunga durata, la lotta per l’indipendenza della Palestina riflette prospettive di portata internazionale e spinge a riflettere sull’imperialismo a partire dai mutamenti a cui anche le strategie di dominio vanno incontro. A dimostrarlo, la preziosa testimonianza di Bruno Breguet raccolta nel libro “La scuola dell’odio. Sette anni nelle prigioni israeliane” (Red Star Press), al centro del dibattito organizzato venerdì 12 giugno con Cristiano Armati, curatore del volume, negli spazi del Centro Popolare Autogestito Firenze Sud (Via Villamagna 27/A).

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Militante ticinese del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, Bruno Breguet ha appena vent’anni quando, nel 1970, viene arrestato ad Haifa dalle autorità israeliane. Accusato di svolgere attività terroristica per conto del Fronte, Breguet viene percosso e torturato a lungo prima di essere trasferito nel carcere di Ramleh dove, per ben sette anni, rimarrà a disposizione dei suoi aguzzini, che riservano ai prigionieri politici i trattamenti più duri senza riuscire ad avere la meglio sulla determinazione con cui i militanti riescono a lottare perfino dietro le sbarre di una cella di sicurezza.
Nella prigione, Breguet continuerà la sua battaglia, rifiutando di scendere a patti con i servizi segreti e, in seguito, organizzando sommosse, preparando piani di evasione e tentando sempre e comunque di comprendere, attraverso lo studio, la natura dei mostri generati da una società divisa in classi nel contesto della guerra di conquista condotta ai danni della Palestina dall’imperialismo israeliano.

Leggi la postfazione di Cristiano Armati a “LA SCUOLA DELL’ODIO” >>