Linea di condotta

Nel bar all’angolo, seduti ai tavolini, con la Ceres davanti e la Marlboro in bocca, guardano quello che sta succedendo a Firenze. Ci conosciamo bene visto che da anni entro qui tutti i giorni per il caffè, la birra e le sigarette. Loro si riconoscono o simpatizzano o pensano di trovare qualche risposta in una delle tante sfumature di destra che tutti i giorni gli parlano dalla stessa scatola e che ora gli dicono che è uno scandalo che i senegalesi distruggano le fioriere.
Io passo per essere quello comunista. E per questo diversi di loro immaginano che sia matto. Non è il massimo, pure se si sa che spesso sono proprio i matti quelli che dicono la verità.
«Quelle fioriere le paghiamo pure io e te amico mio!» – mi apostrofa uno di quelli seduto a tavolino, che non mi ricordo più se in passato mi ha detto di votare Fratelli d’Italia o Lega o magari M5S – che cambia? – e che adesso intercetta il mio cipiglio.

«Ah sì, le pagamo pure io e te?», gli rispondo.
«Allora lo sai che c’è? Io la parte mia la voglio fa’ a pezzi pe’ pijà a mattonate tutta ‘sta massa de ladri colla giacchetta che mò è imboccata in Parlamento, ecco che ce vojo fa co’ la parte mia».
Approfitto del silenzio che segue e continuo: «E poi, fateme capì ‘na cosa, l’artro giorno parlavate de fa gli scontri se quell’artri ladri se vennevano Nainggolan e poi se sparano a ‘n fratello nostro che famo? Rimanemo qua dentro cor culo sulla sedia?».
Ancora silenzio, vado avanti: «’Mbeh, io cor cazzo che resto cor culo sulla sedia, io vado a spaccà tutto se nun so’ ‘n’infame, e vojo proprio vedè chi cià er coraggio de dimme quarcosa…».
«E che te devo dì», dice finalmente qualcuno lì al bar, «pure te ciaì ragione…».
Allora affondo: «E per fortuna che ciò ragione! Ma la ragione lo sapemo che è degli stronzi… qua a spaccà tutto ce dovremmo annà tutte le vorte che ce licenziano, che ce chiudono n’ospedale, che ce levano ‘na scola ai ragazzini, ecco che dovremmo fa».
E poi, rivolto a quello che non mi ricordo più se mi ha detto di votare Fratelli d’Italia o Lega o magari M5S, aggiungo: «O no?».
Quello sta zitto. Io chiedo quant’è e pago.
Poi esco: «Meno male che ce stanno i senegalesi, domani vado a Firenze a manifestà co’ loro!»

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