Meglio di niente, meglio per chi?

Sul piano politico, la debolezza dell’argomento è stata sempre evidente: coloro che scelgono il male minore dimenticano troppo in fretta che stanno comunque scegliendo il male – Hannah Arendt

3… 2… 1… ed eccolo. Puntuale come una cambiale e più fastidioso di Equitalia, il coro belante del «meglio di niente». Ma che cosa, secondo simili soggetti, sarebbe «meglio di niente» questa volta?
A essere «meglio di niente» sarebbero le baracchette di plastica made in Ikea che la giunta Raggi – elargendo un milione di euro alla Croce Rossa – ha fatto montare per costruire un ghetto nuovo di zecca, destinato agli sfrattati, ai senza casa a chi non può permettersi di pagare un affitto.
Si tratta di uno schifo di marca nazista, ma vuoi mettere – risuona il lugubre coro – rispetto a finire in mezzo alla strada «è meglio di niente».
Peccato che le persone destinate a essere rinchiuse in simili kampi avrebbero i requisiti per accedere a una casa popolare: ma per chi è meglio che questo non accada?
Senz’altro è meglio per i palazzinari, che in questo modo possono continuare a speculare sugli affitti e a violentare il martoriato territorio romano. Senz’altro è meglio per quel mondo cooperativo e del terzo settore già fatto grasso dai fasti di Mafia Capitale, per il quale un povero, un emerginato, un senza casa vale tanto oro quanto pesa: cioè vale tutto l’oro che il Comune, a partire dalla giunta Raggi, decide di passargli. Senz’altro è meglio per Ikea, il cui padrone non è contento di essere scampato al cappio che avrebbe meritato dopo la seconda guerra mondiale, deve continuare a fare soldi fino a scoppiare. Senz’altro è meglio per i soliti politici da strapazzo, cioè il comitato dei leccaculo più veloci d’Europa, che più escludono uomini e donne dalla partecipazione dalla vita civile, più si sentono al sicuro nella tutela dei loro interessi.
Per carità, anche per questi soggetti le baracche dei nuovi lager sono «meglio di niente». Dipendesse da loro i bambini e le bambine di chi ha perso casa potrebbero direttamente essere venduti come pezzi di ricambio: riserve di organi a cui potrebbero accedere i ricchi, magari con la motivazione di dare una mano a risolvere l’annosa questione del debito pubblico grazie agli espianti.
Anche io, d’altro canto, avrei una grande voglia di prendere a calci in culo chiunque, di fronte all’obbrobrio dei nuovi lager dica «meglio di niente». Avrei più che altro voglia, a dire la verità, di assistere alla loro deportazione in Siberia. Ma i tempi che corrono sono quelli che sono. E qualche calcio in culo… è «meglio di niente», no?

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