Nel paese dei palloni quadrati

Non si investe nell’istruzione e i genitori faticano a coprire i costi, elevati, che persino la scuola pubblica comporta – per questo sarebbe strano stupirsi del drastico calo dei numeri di chi si è potuto permettere di accedere all’università negli ultimi vent’anni. In più la disoccupazione dilaga e l’impoverimento generale, anche di chi un lavoro (malpagato e precario) lo ha, avanza senza che nessuno voglia, sappia o possa costruire una diga utile ad arginarlo… e se è sulle famiglie che deve ricadere, come ricade, il costo utile a consentire ai bambini di praticare attività salutari come lo sport, ebbene questo genere di costi sono i primi a essere tagliati dagli scheletrici bilanci familiari – e per questo sarebbe strano stupirsi se l’Italia corre più che seriamente il rischio di essere esclusa dei prossimi mondiali di calcio. Allo stesso modo anche la salute è diventata un diritto solo per chi ha in tasca i soldi utili a comprarlo. E se ci si stupisce per i sempre meno ragazzi che riescono a laurearsi o per l’Italia che non riesce ad andare ai mondiali, cosa potremmo dire dell’aumento della mortalità infantile o della diminuzione della vita media? – lo stupore temo che non basti. La palla è rotonda e questo, contribuendo al fascino di uno sport come il calcio, rende sempre incerto il risultato. Ma continuare a sopportare la classe dirigente di un paese che condanna all’analfabetismo funzionale, alla miseria e alla morte precoce chi ci abita è come essere un calciatore calciatore costretto a disputare la partita con un pallone quadrato. Per questo dovremmo stupirci se l’Italia riuscirà a qualificarsi per i mondiali, non del contrario. Per questo dovremmo stupirci se l’Italia continuerà ad alimentare la sua classe dirigente, non del contrario.

Gagarin: primo nello spazio nel centenario della Rivoluzione

Roma, domenica 12 dicembre: nell’ambito della tre giorni dedicata al centenario della rivoluzione d’Ottobre, alle 18, al Villaggio Globale di Roma, Cristiano Armati presenta il film “Gagarin: primo nello spazio”, proiezione in lingua originale con sottotitoli in italiano.

Premio di laurea “Francesco Lorusso” – prima edizione

PREMIO DI LAUREA FRANCESCO LORUSSO, I edizione – Presentazione del progetto, elezione dei vincitori e dibattito collettivo a partire dai lavori pervenuti.

Il Premio di Laurea Francesco Lorusso è un progetto promosso e organizzato dalla casa editrice Red Star Press e dal Collettivo Universitario Autonomo Bologna per onorare la memoria di Francesco Lorusso, studente e militante di Lotta Continua assassinato dalla polizia impegnata a reprimere un’azione antifascista a Bologna, l’11 marzo del 1977. Con questa prima edizione – cui hanno partecipato studenti e studentesse di varie Università italiane – abbiamo raccolto tesi di laurea triennale discusse tra il 3 luglio 2011 e il 27 novembre 2016 in differenti discipline. Il prossimo 9 novembre, dalle 17 in aula Grande a San Giovanni in Monte (dipartimento di Storia, Unibo), oltre ad eleggere gli elaborati vincitori (che verranno pubblicati per i tipi della Red Star Press e presentate l’11 marzo 2018) coglieremo l’occasione per discutere collettivamente le 23 tesi partecipanti a partire dai resoconti redatti in merito dal comitato scientifico (alcuni dei cui membri saranno presenti). Cospicuo è stato infatti il numero di coloro che si sono espressi: docenti, operai in lotta, ricercatori, scrittori, attori, artisti, militanti politici, editori, esperti e cultori delle varie materie. Dalla storia della conflittualità sociale alle delle lotte di liberazione dei popoli oppressi e contro le istituzioni patriarcali, passando per la cultura della Resistenza e del movimento operaio, sguardi geopolitici, letterari, storici e filosofici si sono accumulati nel variegato puzzle che ha dato vita a questa prima edizione del Premio.
Invitiamo perciò chiunque interessato a partecipare alla discussione collettiva, certi che molte saranno le future occasioni per sottrarre all’oblio i lavori di ricerca degli studenti e riconsegnarli alla società, ai giovani, alle lotte sociali, a chi abita l’Università e vuole cambiarla.
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7 novembre: Commemorazione e Rivoluzione

Piazza Santi Apostoli, Roma. Dal 10 agosto 66 nuclei familiari vivono accampati sotto i portici di una chiesa. Dal 10 agosto rifiutano di essere divisi e dispersi in strutture pseudoassistenziali. Dal 10 agosto dicono che si parte e si torna insieme e praticano con coerenza e sacrificio il valore della solidarietà. Nessuno di loro, si badi bene, ha in tasca “Il manifesto del Partito comunista” e non tutti sanno o ricordano che il 7 novembre di 100 anni fa la gente come loro si gettò contro il Palazzo d’Inverno facendolo proprio. Nessuno di loro, inoltre, dal 10 agosto ha più avuto la disponibilità di un bagno o di una cucina, anche se da tutta Roma l’intero popolo dei senza casa si mobilita tutti i giorni per garantire la colazione, il pranzo e la cena ai loro compagni e per ospitarli a turno in modo che ognuno possa farsi la doccia, riposarsi, fare studiare i ragazzi che vanno a scuola e giocare i bambini; per far sentire loro come sono tutt’altro che soli nella degna resistenza che stanno conducendo. Perché nelle tasche vuote di quelle famiglie c’è la pienezza della cosa più importante: l’interesse oggettivo che rende concreto e necessario il desiderio di cambiare lo stato di cose presente. Perché la rivoluzione non ha tempo di assistere ai suoi funerali ma vive in ogni casa che viene occupata. Buon 7 novembre alle famiglie di Santi Apostoli.

Poema pedagogico al Sally Brown (San Lorenzo – Roma)

ROMA, sabato 28 ottobre: alle 18, presso il Sally Brown Rude Pub di San Lorenzo (Roma), presentazione di POEMA PEDAGOGICO, di Anton.S. Makarenko, con Andrea De Marchis (Edizioni Rapporti Sociali), Cristiano Armati (Red Star Press), Alberto Fazolo (Comitato Donbass antinazista)

Senza casa e senza cose: dopo lo sgombero, ecco il trattamento imposto alle famiglie di via Quintavalle

Arrivando in via Quintavalle, nel palazzo abbandonato di Cinecittà, a Roma, in cui per oltre quattro anni hanno vissuto un centinaio di nuclei familiari, il traffico delle poche automobili impegnate a raggiungere i parcheggi degli uffici lasciati aperti dalla crisi è interrotto da un rumore insolito: una specie di forte tonfo, seguito come da un secco frusciare di catene. Continua a leggere Senza casa e senza cose: dopo lo sgombero, ecco il trattamento imposto alle famiglie di via Quintavalle

Se i muri

Se quelle caserme potessero parlare…
– e le stanze segrete dire
il rumore del sangue sopra i muri
e del tubo dell’acqua infilato nella bocca
e delle lacrime soffocate da uno straccio…

Se quelle automobili potessero parlare…
– e le loro sirene lampeggianti
scrivere di blu la vera storia:
il sesso è gratis come il caffè,
preso al bar che appende i loro calendari.

Se quelle celle potessero parlare…
– e decidere ciò che davvero è giusto
resterebbero solo le macerie
a raccontare come tutto questo è stato
prima di essere ricoperte dalle ortiche.

…se i muri potessero parlare
tra le ortiche resterà la scusa
– perché le parole sono pietre
ma soltanto per chi le sa tirare.

Il mercato e la rendita: come e perché è necessario che sempre più gente resti senza casa

Se esistesse una “legge di mercato”, le case – solo a Roma, di sfitte, ce ne sono centinaia di migliaia, milioni in tutta Italia – le svenderebbero a cassettate intere, esattamente come si fa al mercato, quello vero, con la frutta rimasta invenduta per tutta la giornata. Ma non esiste una “legge di mercato” che obbedisce a un qualche rapporto tra la domanda e l’offerta. Esiste, al contrario, un monopolio violento che reclama un interesse sempre più alto tanto con la forza bruta del manganello quanto con la persuasione dell’ideologia. Continua a leggere Il mercato e la rendita: come e perché è necessario che sempre più gente resti senza casa

Libri e stelle: una questione di stile

Facendosi una passeggiata in libreria, a diversi compagni e lettori della Red Star è venuto un colpo. “Cavolo!”, hanno pensato, “alla fine la Rizzoli deve essere stata acquista dalla Red Star Press”. Ma la pazzia è bella quando dura poco: “Saranno stati gli editor e i grafici della Red Star a passare alla Bur”, hanno concluso molto più assennatamente gli amici osservatori. Ecco allora i primi messaggi giungere in redazione: “Ehi, ci siete? Siete ancora lì o vi siete trasferiti a Milano?”.

Tranquillizziamo tutti e tutte: siamo ancora qui. E quando scegliete un libro, fateci caso: se non c’è la stella non è Red Star Press 🙂

 

Quelli che dicono (leoni da tastiera)

Quelli che dicono: voi che appartenete a una certa sinistra di traditori tipo vendola, migliore e altri, sono loro che votavano per una certa sinistra di traditori tipo vendola migliore e altri o persino per altri ancora peggio di questi.
Quelli che se dite che di lavoro si muore e di sfruttamento si muore vi rispondono che siete radical chic e figli di papà, sono loro i figli di papà: casa al mare, suv e smart.
Quelli che dicono voi buonisti che vi indignate se muore una balena ma non ve ne frega se qualcuno del vostro popolo perde il lavoro e viene sfrattato, sono loro che non hanno mai fatto nulla quando qualcuno di qualunque popolo ha perso il lavoro ed è stato sfrattato.
Quelli che dicono non sono razzista, ma… sono razzisti.
Quelli che dicono non sono fascista, ma… sono fascisti.
Quelli che dicono io una volta ero di sinistra, ma… sono razzisti e fascisti.
Quelli che dicono vorrei vedere se dodici negri stuprano tua figlia (si fanno le pippe mentre lo scrivono protetti dallo schermo del computer), sono quelli che per strada abbassano i finestrini della macchina e alle donne dicono ho un cazzo pieno d’amore per te puttana e scappano.
Quelli che dicono che così non si può più andare avanti, sono quelli che non vedono l’ora che la polizia arrivi a massacrare quelli che siccome così non si può più andare avanti scendono in piazza.
Quelli che dicono che non c’è più democrazia, perché se uno pensa sia giusto bruciare i bambini ebrei nei forni e qualcuno gli dice invece che no non è giusto allora bisognerebbe bruciarvi tutti comunisti ebrei negri di merda del cazzo…
Quelli che dicono che non c’è più democrazia sono quelli che per colpa della crisi hanno perso i diritti fondamentali della persona,
i valori su cui si basa la civiltà occidentale:
sette giorni di mare a riccione in bassa stagione,
e un iphone comprato a rate.