Di cosa si parla quando si parla della guerra contro i poveri combattuta dal governo Renzi

Rispetto al 2004, pare che i furti negli appartamenti (lo dice il Censis) siano aumenti del 127%. Una stima comprensibile se si tenesse conto all’indiscutibile aumento della fame, riscontrabile anche “a occhio” in questo paese. Come reagire, quindi, al problema che, proprio sull’onda della fame, sta evidentemente spingendo sempre più persone verso l’opzione individuale dell’illegalità, magari a scapito dell’alternativa sociale offerta dalla lotta?

Il governo non ha dubbi: con la riforma del codice penale, la pena minima per i reati di “furto in abitazione e furto con strappo” (art. 624-bis) passa da uno a tre anni, con severe limitazioni nella valutazione di eventuali circostanze attenuanti. Il discorso è analogo anche per i reati di rapina e di rapina aggravata, la cui pena minima è innalzata, rispettivamente, a quattro e a cinque anni contro i tre e quattro anni previsti dal codice vigente.

Diverso, ovviamente, è ciò che si sta prevedendo per il reato di tortura, tornato “di moda” dopo la condanna emessa nei confronti della polizia italiana dalla Corte europea per i diritti umani per i fatti della scuola Diaz e velocemente espulso dalle luci della ribalta. In realtà, gli abusi consumati tra le quattro mura delle carceri e delle prigioni nostrane potranno continuare indisturbati, forti dei segnali lanciati dall’alto. La stessa Commissione Giustizia che usa il pugno di ferro per colpire ladri e rapinatori, infatti, indossa il guanto di velluto e, stravolgendo il testo elaborato dalla Camera, rigetta l’idea di raddoppiare i tempi di prescrizione e riduce da quindici a dodici anni il massimo della pena prevista per i torturatori.

Le scelte governative, da questo punto di vista sono coerenti: se i reati frutto della fame devono essere colpiti senza pietà riempendo le carceri con nuove masse di proletari, bisogna tutelare l’azione violenta e persino la tortura commessa dal personale in divisa per tenere sotto scacco i fenomeni di insorgenza sociale. Con il contributo del ministro Andrea Orlando, intanto, la guerra contro i poveri dichiarata dal governo Renzi continua.

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